Montemonaco (AP) – La Chiesa di S.Lorenzo in Vallegrascia – Pietre che narrano

#TerremotoCentroItalia , così riconosciamo quest’ultimo terribile sisma che ha colpito Lazio, Marche, Abruzzi, soprattutto nelle aree interne dell’Appennino.
Apro la mappa interattiva che mi permette di localizzare i luoghi raccontati da Rairadio3 e scorro verso il basso…appaiono alcuni nomi di borghi e paesi, tutti più o meno entrati nella memoria con forza, dopo le scosse di Agosto, Ottobre ed anche Gennaio 2017.
Uno coglie la mia attenzione, Montemonaco, e ricordo di aver letto quel nome tra i tanti che ogni giorno, da quel 24 Agosto 2016, le squadre dei Vigili del Fuoco raggiungono per i loro interventi di messa in sicurezza.
Dopo aver messo al sicuro e trovato le persone, i Vigili del Fuoco si sono dedicati alla messa in sicurezza degli edifici, molti di pregio storico-artistico, e delle opere d’arte in essi conservate.
Ed infatti, scorrendo i tweet sull’account @emergenzavvf  e sul canale  http://www.vigilfuoco.tv/news/?s=montemonaco trovo quello del 14 gennaio, proprio su Montemonaco, sulla Chiesa di S.Lorenzo.
Come in una sorta di caccia al tesoro, trovo le immagini di squadre al lavoro fra motoseghe e strutture lignee di sostegno, Vigili del Fuoco che stanno mettendo al sicuro “lastre in marmo raffiguranti la storia dell’Umanità (XI sec.)” e, vado a ricercare immagini e notizie, per riconoscerle e conoscerne la storia.
Sono proprio quelle che s’intravedono nel brevissimo video, e la curiosità si accende…..
Perché sono così importanti tra centinaia, migliaia di Beni in pericolo?
Mi metto alla ricerca, confesso di sapere poco….
Trovo che la chiesa di S.Lorenzo in Vallegrascia (grascia significa grano) viene edificata nel’XII secolo, al crocevia di due importanti vie: la via Francigena (verso l’Adriatico) con direzione Nord-Sud e la via del Grano, con direzione Est-Ovest, ove si incontravano i flussi di pellegrini diretti verso i Santuari della Puglia e in Terrasanta, ed i mietitori, numerosi e poveri.
La chiesa, con orientamento Est-Ovest, è un bell’edificio romanico, edificato con blocchi di arenaria, con un campanile squadrato sul lato orientale e cella campanaria.
La chiesa è il risultato di diversi interventi di ampliamento, ma il nucleo doveva essere un edificio più piccolo, ad una sola navata, un’abside centrale ed una cripta.
Quest’ultima, dalle foto, è molto suggestiva. Interamente in arenaria, colonne e capitelli sono decorati da altorilievi con teste umane, di animali e motivi vegetali. Tutto appare, però, in cattive condizioni (a giudicare dalle foto di qualche anno fa).
Durante alcuni lavori di restauro, negli anni ’30, furono rinvenute, come lastre da pavimento rovesciate, due grandi e spesse lastre di arenaria, scolpite in bassorilievo,  databili all’XI secolo, larghe quasi 2 metri per 1.50.
Entrambe, attribuite agli scultori Atto e Guidonio, rappresentano scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. Sembra che, in origine, dovessero delimitare il presbiterio dal resto della chiesa, ma purtroppo risultano frammentarie.
Sono certamente suggestive e la narrazione sembra avere, come punto focale, la croce e la crocifissione, insieme ai simboli cristiani e alle scene dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Nella lastra di destra, lo studioso Mario Sensi descrive “la creazione di Adamo ed Eva, la costola di Adamo raffigurata come una falce di luna, Adamo fra gli animali, l’albero del bene e del male e una civetta”.

Nella lastra di sinistra, tra i vari animali simbolici, appare Noè con gli strumenti per la costruzione dell’Arca, una natività, con il Bambino in fasce, la crocifissione.

Più si osservano queste due lastre, queste due narrazioni, più affascinano per la sintesi del messaggio che doveva essere rivolto ai pellegrini e a tutti quegli uomini e quelle donne che, numerosi, percorrevano quelle strade.
Torno al video dei Vigili del Fuoco e vedo entrare la luce del giorno da dove non dovrebbe provenire: sul fondo uno squarcio, l’abside che non c’è più, gli uomini che lavorano con competenza sulla lastra di destra, per mettere al sicuro quel patrimonio che lo studioso Mario Sensi definiva “un unicum non solo nella Regione Marche ma anche nel resto d’Italia”.
Attraverso queste testimonianze si è aperto un sentiero di conoscenza/riconoscenza nella drammaticità dell’evento sisma, un sentiero di ascolto rispettoso, vorrei proseguire……come?
Mi piacerebbe sapere dove sono state portate le lastre, mi piacerebbe sapere in che condizioni siano, mi piacerebbe andarle a vedere…..
Probabilmente troverei altre opere conservate nello stesso luogo, rimosse da altri edifici in pericolo o crollati, e mi piacerebbe, allora, fare il percorso inverso, andare a cercare i luoghi da dove sono state portate via.
E attraverso un percorso di rimandi, cominciare a tessere una ragnatela, per collegare, per riparare, almeno nella memoria, questa ferita.

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