Le Grotte di Catullo a Sirmione

Scheda: Grotte di Catullo

Mi sono innamorata subito di quei tre blocchi di pavimento, caduti da chissà dove…

Sto parlando di una villa romana sul lago di Garda, a Sirmione, conosciuta col nome di Grotte di Catullo”.
Come restauratrice sono stata chiamata ad occuparmi di alcuni pezzi interessanti di capitelli e basi in marmo, disseminati lungo il tragitto di visita dell’intera villa, tra brani di murature e ulivi dell’uliveto storico. 800px-grotte_di_catullo_03
Mi sono chiesta come mai trovavo sullo stesso piano frammenti di pilastri e capitelli di lesene insieme a frammenti di colonne e capitelli, ma ho proseguito il mio sopralluogo, promettendo di documentarmi meglio.
L’imponenza della villa è grandissima e la si apprezza maggiormente dalle viste aeree, che mostrano tutto l’impianto attraverso le strutture di sostegno che dovevano compensare i dislivelli del promontorio.
Lungo il percorso, antichi crolli, muri ancora imponenti, resti di aule dedicate alla residenza e zone di servizio, il tutto immerso in un paesaggio terracqueo, fatto di ulivi e vista privilegiata sul lago, quasi a 360°.
Ma quando sono arrivata alla zona chiamata “Aula dei Giganti” sono stata catturata da alcuni blocchi di pavimento, precipitati chissà quando, da una struttura molto più in alto.

substructions_grotte_di_catullo_sirmione_2015-09-05_n4
Tre blocchi di pavimento, non più grandi di un metro quadrato ognuno, ma molto spessi, in “opus spicatum”, piccoli mattoncini in cotto posati a spina di pesce, con tutta la loro malta di ancoraggio.
Tutti i piccoli mattoni, benché la superficie fosse scalfita, coperta di licheni, un po’ annerita, rimanevano ancora saldi tra loro, ancorati tenacemente al loro sottofondo.
Sembrerà sciocco, mi sono commossa, una sindrome “quasi-Stendhal”!
Ma osservando quelli che sembravano relitti, sono andata immediatamente al pensiero di chi aveva costruito materialmente quel pavimento.blocchi
E non dico la villa, frutto dell’ingegno di un grande architetto, splendida ed in un luogo panoramico da mozzare il fiato, mi riferisco proprio al pavimento. A tutti i piccoli mattoni sfornati da una fornace, al loro trasporto, non credo così agevole (la villa è su un promontorio, percorso tutto in salita).
Penso alle maestranze che hanno posato quel pavimento, alla loro grande capacità operativa, alle tecnologie edilizie, alla logistica dei tempi.
E l’intero pavimento doveva essere davvero bello, anche se più rustico al confronto dei pavimenti in mosaico, anch’essi presenti lungo il percorso di visita.
Forse un pavimento che doveva sopportare un’usura maggiore, una condizione climatica più sfavorevole (siamo proprio sulla punta del promontorio che si allunga in mezzo al lago).
Proseguendo nel percorso, in un’altra zona più in su, ho trovato un tratto più ampio di pavimento simile, posto a copertura di una grande cisterna, bello e sofferto come quei frammenti, ma adattatosi perfettamente al vissuto della villa.

800px-grotte_di_catullo_18_opera_spicataSono andata a documentarmi (1) , ed ho letto che l’importante costruzione di età augustea fu precocemente abbandonata già nel III secolo, forse proprio a causa di crolli.
Ma nel momento di massimo splendore la villa doveva risultare assai imponente vista dal lago, con il suo impianto simmetrico e a più piani, con portici sotterranei, porticati e terrazze, vuoti e pieni, sistemi e linguaggi architettonici per dialogare con il paesaggio magnifico di terra e acqua.
Poi i crolli, l’abbandono e la riscoperta, a partire dagli artisti rinascimentali, che lì si recavano per imparare “dall’antico”.
Così Andrea Mantegna ed altri artisti, dei quali è nota una famosa “gita in barca” al lago di Garda (2), nel settembre del 1464, che copiarono, su taccuini, iscrizioni e modanature, futura fonte di ispirazione per loro stessi e le loro botteghe.
E all’antico attingevano, non solo come modelli , ma anche come tecnologie edilizie.

Mi affascina sempre leggere la storia di un luogo, la storia dei suoi elementi, dei suoi materiali ed anche degli uomini che vi hanno abitato o che lo hanno costruito.
Quei blocchi di pavimento crollato, che mi hanno così catturata, meritano di essere restituiti, almeno visivamente, al ruolo di effettiva appartenenza e non solo a quello di rudere romantico.
Meritano un’altra chance, perché sanno evocare una storia che è dinamica.

Ho aggiunto quei tre blocchi di pavimento alla lista delle opere di cui occuparmi.

 

1)  E.ROFFIA, Suburbanae aut maritimae sumptuosae villae http://www.academia.edu/15174920/Suburbanae_aut_maritimae_sumptuosae_villae

2) GIOVANNI ROMANO, Verso la maniera moderna: da Mantegna a Raffaello, in Storia dell’Arte Italiana, vol .VI, I,Torino, pp.2-26

CC BY-SA 4.0 This work is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.

Rispondi