LA CHIESA MADONNA DELLA GRECA IN LOCOROTONDO

Secondo le più recenti ricostruzioni archeologiche un gruppo di monaci Basiliani si stabilizzò sulla murgia brindisina e tarantina, a metà strada tra l’antica città portuale messapica Egnathia e Taranto, risalendo il monte Ciglione che sovrasta la città di Fasano. Ovviamente si ignora la data di questo avvenimento, ma storicamente41670073_m i Basiliani si trasferirono nella Puglia centro-meridionale subito dopo la lotta iconoclasta (726 d.C.) inaugurata da Leone III imperatore Bizantino di Costantinopoli. Dopo una prima fuga dai loro paesi di origine (Siria, Egitto, Palestina e Turchia) verso le coste del basso Salento, nascosti in grotte e rifugi naturali come le gravine, i monaci poterono spostarsi più all’interno e, soprattutto, iniziare un’opera “colonizzatrice” del territorio in modo ufficiale e senza cercare nascondigli. Intorno alla metà dell’800 quindi iniziarono a costruire chiese e monasteri che divennero in poco tempo importanti centri culturali e sociali. I Basiliani si distinguevano per la loro grande cultura, sia umanistica che pratica, e sapevano scrivere e leggere sia in latino che in greco, quest’ultima ancora la lingua ufficiale del tacco d’Italia. Maestri di pesca e particolarmente innovativi in agricoltura, dissodarono i terreni rocciosi della Valle d’Itria e resero fertili le zone paludose a fondovalle. Aree che poi lasciavano curare alle popolazioni del posto, spesso dedite alla pastorizia e non organizzate sotto ogni punto di vista.
Ai piedi del “monte Pennino” si stabilirono, probabilmente insieme ad un gruppo di persone già presenti da secoli (vedi ritrovamenti archeologici in contrada Grofoleo, nei pressi della circonvallazione lato sud) e sulla sommità del monte vi costruirono un “tempio” in onore di San Giorgio Martire, santo bizantino che aveva grande considerazione devozionale a quei tempi, probabilmente sopra una struttura ipogea pagana preesistente.
Ma non fu l’unico Santo “importato” dai monaci, troviamo infatti anche il culto di Sant’Elia e San Marco riferibili a quel movimento e una serie di icone mariane che vennero assimilate dalla popolazione locale, come la Madonna della Greca e la Madonna dell’Odegitria, figure che dopo la battaglia di Otranto (1480) ripresero ad essere venerate in modo più massiccio in tutta la Puglia meridionale. La statua cinquecentesca di San Giorgio Martire, costruita in pietra locale, faceva parte della chiesa omonima edificata inizialmente intorno all’anno Mille e oggetto di successivi ampliamenti e rifacimenti, in ultimo quello del XVIII secolo. Quella statua è tutt’oggi esposta nella Chiesa Madonna della Greca, splendido monumento in stile Romanico Pugliese sorto probabilmente nella metà del XV secolo sotto il dominio della famiglia Del Balzo Orsini.

La prima documentazione che attesta l’esistenza della Chiesa è datato 1520, probabilmente anno del suo ingresso nel circuito dei santuari mariani, per la sua disposizione verso gli assi nord-sud. Il suo portale, sormontato da uno splendido rosone in pietra locale, è disposto verso nord-ovest (non verso ovest come la Chiesa Madre di San Giorgio), mentre l’altare principale e quindi l’abside verso sud-est, da un lato verso la via teorica che conduce al santuario di Monte Sant’Angelo e dall’altro verso il Santuario de Finibus Terrae di Santa Maria di Leuca, principio e fine del percorso dei pellegrinaggi medievali in Puglia. Che la Chiesa della Madonna della Greca potesse essere una tappa intermedia per questi pellegrinaggi? Ipotesi suggestiva. Così comcolonnato-chiesa-della-greca-sbaaap_barie suggestiva è la ricostruzione tradizionale che vede l’edificio costruito proprio dopo la battaglia di Otranto, nel 1480, per volere di Pirro del Balzo Orsini. Questi, come riporta il Liuzzi “dopo aver combattuto valorosamente contro i turchi nella guerra d’Otranto nel 1480, si sarebbe ritirato in Locorotondo, feudo del fratello Angilberto. Si pensa che Pirro del Balzo abbia preso sotto la sua protezione la comunità degli esuli greco-albanesi rifugiatisi in Locorotondo, così come in altri comuni pugliesi, sotto il progressivo incalzare delle armate turche”.

La statua genuflessa all’interno del monumento sacro, che per la trascrizione riportata è riferibile a Pirro del Balzo (PIRRUS TARENT. PRINC. P. S. D. FF) in realtà dovrebbe raffigurare il Barone di Locorotondo Loffredo, che nel 1500 aveva in feudo la città. Questa tesi è avvalorata sia dalla presenza del fregio familiare della Famiglia Loffredo sul polittico dell’altare centrale, sia rilevabile dalla composizione artistica della statua scolpita con la medesima tecnica e identica mano del Polittico. Quest’ultimo intitolato alla Madonna delle Rose con le statue di santa Lucia, san Pietro, la Madonna con il Bambino, san Paolo e santʹOronzo.

La chiesa inizialmente aveva una sola navata, poi ci sono stati interventi successivi che hanno stravolto l’aspetto originario che oggi si presenta a tre navate, con colonne e capitelli diversi l’uno dall’altro (con piccoli animaletti scolpiti sulla parte inferiore degli stessi, come il ranocchio, il geco, ecc..) e che nei secoli passati possedeva ben undici altari complessivi così come attestato nel 1617, di cui 9 lungo le pareti laterali. Di queste oggi nessuna è giunta ai giorni n

ostri, sicuramente per la maldestra opera di “risanamento” operata dalla confraternita di San Rocco che, nel 1893, prese in concessione la Chiesa per bonificarla dopo una chiusura ventennale poiché, nel 1867 la Chiesa venne adibita a cimitero “extra moenia” e ne murarono porte e finestre per evitare l’uscita “di vapori, fumi ed esalazioni infette” derivanti dal colera che decimò il paese.

La confraternità eliminò arredi sacri, altari, recinzioni in ferro battuto e altre caratteristiche, architettoniche e sacre, ritenute inutili, fatiscenti e “irrecuperabili” in linea di massima di origine rinascimentale.

altari-laterali-chiesa-della-greca-sbaaap_bari

La presenza di un affresco sulla parete destra della navata centrale, probabilmente facente parte del muro laterale dell’edificio originario, testimonia la ricchezza artistica e la varietà stilistica del monumento. Sicuramente il più interessante, ricco e affascinante del territorio itriano e non solo locorotonedese.

Un monumento che, sicuramente, contiene una storia nascosta tutta ancora da scoprire e interpretare.

 

 

 

 

Fonti: “Ricerche per una storia di Locorotondo” G. Liuzzi, V. De Michele, P. Cordasco GrafiSchena Fasano 1990. G. Guarella “La Storia di Locorotondo nel manoscritto di Angelo Convertini” 1985; G. Guarella “La Chiesa della Greca in Locorotondo”, 1983; Emeroteca del Salento “Un Barone del 400 a  Otranto: Giovanni Antonio del Balzo Orsini – Lecce 1914; G. Gabrieli “Il monachesimo in Puglia” Lecce 1935.

Nelle foto in bianco e nero: La Chiesa Madonna della Greca prima del restauro degli anni cinquanta, Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici della Puglia.

CC BY-SA 4.0 This work is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.

Rispondi