Il cammino dell’utopia

«L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare».

(Eduardo Galeano)

Non sempre si è certi delle strade da percorre e,  a volte fare della propria conoscenza un’utopia, diventa l’unico sistema per potersi specchiare in nuove mete. Dopo anni di studi scientifici sulla conservazione e restauro delle opere d’arte, la nostra pelle ha sentito il bisogno di evolvere darwinianamente in una forma più astratta e più aderente alle urgenze sociali. I meccanismi profondi dell’arte, ci hanno insegnato che le riflessioni generate possono superare ogni confine, geografico, politico e culturale, riuscendo a penetrare direttamente nelle coscienze. Oggi ci definiamo restauratrici immateriali, perché abbiamo la consapevolezza che i valori prodotti dalla gestione dei  patrimoni artistici non sono solo strettamente economici e definiti, bensì molto più dilatati e importanti. Valori come: identità, credibilità, etica e capacità innovative sono parte dell’humus di territori e culture, ma senza memoria – la conservazione  e la catalogazione – e l’alfabetizzazione dei nuovi processi creativi (i linguaggi contemporanei), siamo destinati a non evolvere. Per questo, il cammino dell’utopia è utile per pensare a nuove mappature mentali. Le connessioni tra diversi ambiti disciplinari richiedono meccanismi intangibili… che però si riversano in maniera concreta sulla società… e non c’è niente di più intangibile e reale della rete!

Nel cammino dell’utopia c’è anche l’urgenza di un cambiamento nel lavoro e nel management e di questo ne stiamo facendo una sfida. Master per manager e formazione aziendale sono per noi solo un primo intreccio che vede  la necessità di ricucire le identità, partendo proprio dalla cultura d’impresa.

Questa nuova pelle rigenerata, condivisa e partecipata potrebbe essere il primo passo per un futuro presente.

GmgProgettocultura

Enzo Ragazzini, copertina n. 5-6 del 1973 rivista "Civiltà delle Macchine"

Enzo Ragazzini, copertina n. 5-6 del 1973
rivista “Civiltà delle Macchine”

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